Lavoratori Impatriati: problematiche operative della residenza fiscale e AIRE

L’ordine e la Fondazione dei Commercialisti di Monza e Brianza comunicano che è possibile iscriversi all’evento “Lavoratori rimpatriati: problematiche operative della residenza fiscale e AIRE” con Marco Mosconi e Alberto Traballi.

Nel corso dell’incontro saranno affrontate le principali tematiche riguardanti il regime fiscale dei lavoratori impatriati, con particolare attenzione alle implicazioni della residenza fiscale e AIRE.

La conferenza si terrà il 26 Ottobre 2022 dalle 14.30 alle 17.30 in diretta attraverso la piattaforma GotoWebinar.

Si allega la locandina con le informazioni complete.

Convegno Lavoratori Impatriati
Regime Lavoratori Impatriati Internazionalizzazione

Regime Lavoratori Impatriati: quando spetta? L’ipotesi di smart working e datore di lavoro soggetto estero

Regime Lavoratori Impatriati

Il regime fiscale degli impatriati si applica a favore delle persone fisiche rientrate e quindi residenti in Italia, anche nell’ipotesi di smart working e nel caso di datore di lavoro rappresentato da soggetto estero; questo il principio contenuto nella risposta da parte dell’Agenzia delle Entrate all’interpello n. 596 del 16 settembre 2021.

Con la risposta all’interpello n. 596 del 16 settembre 2021, l’Agenzia delle Entrate ha ammesso l’applicabilità del regime speciale per i lavoratori impatriati anche in favore di un cittadino italiano iscritto all’AIRE, dipendente di una società statunitense, che rientra in Italia continuando a svolgere l’attività in modalità smart working per la stessa azienda straniera.

L’Ufficio ha infatti ribadito che nelle ipotesi di smart working rileva esclusivamente il luogo effettivo nel quale il lavoro viene prestato con la conseguenza che, al ricorrere di tutte le condizioni previste per fruire dell’agevolazione, il regime speciale per i lavoratori impatriati si applica anche nel caso in cui il datore di lavoro sia un soggetto non residente. 

Il caso relativo all’interpello, riguarda un soggetto italiano che lavora per una società statunitense e che gli ha concesso di svolgere l’attività di lavoro dipendente a distanza dall’Italia in modalità smart-working, per un periodo di almeno due anni.

L’interpello è stato presentato al fine di accertare se è possibile beneficiare a partire dal 2021 (essendo rientrato in Italia da maggio 2021) del regime fiscale di favore degli impatriati, in quanto introdotto per attrarre dall’estero i lavoratori. Inoltre, in presenza della figlia minorenne, l’istante ritiene altresì di poter usufruire del prolungamento per altri cinque anni (oltre ai cinque ordinari), del regime fiscale degli impatriati.

La norma di riferimento del regime dei impatriati è l’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147 e successive modifiche, ed in particolare dal collegato alla legge di bilancio 2020.

Il citato regime speciale, prevede che i soggetti che a decorrere dal 30 aprile 2019 trasferiscono la residenza in Italia, possano beneficiare di un’esenzione del 70% dell’imponibile fiscale dei loro redditi prodotti in Italia (o 90% in caso di trasferimento di residenza in una delle regioni del “Sud Italia” o delle “Isole“).

Per fruire del trattamento di favore, il lavoratore deve possedere i seguenti requisiti:

  • Trasferire la residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’articolo 2 del TUIR;
  • Non essere stato residente in Italia nei due periodi d’imposta antecedenti al trasferimento e, nel contempo, impegnarsi a risiedere in Italia per almeno due ulteriori anni;
  • Svolgere l’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano.

Oltre ai cittadini italiani iscritti all’AIRE, possono usufruire del beneficio fiscale anche i cittadini dell’Unione europea o di uno Stato extra Ue con il quale risulti in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni o un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale:

  • (i) in possesso di un titolo di laurea e a condizione che abbiano svolto “continuativamente” un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più;
  • ovvero (ii) che abbiano svolto “continuativamente” un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi due anni o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream. 

In merito alle specifiche applicazioni e approfondimenti del regime speciale in argomento, l’Agenzia  richiama la sua precedente circolare 33/E del 28 dicembre 2020. Nello specifico, il paragrafo 7.5 della menzionata circolare, precisa che la normativa non richiede che l’attività sia svolta per un’impresa operante sul territorio dello Stato; conseguentemente possono accedere all’agevolazione i soggetti che vengono a svolgere in Italia la loro attività alle dipendenze di un datore di lavoro con sede all’estero, o i cui committenti (in caso di lavoro autonomo o di impresa) siano stranieri (non residenti). 

Un punto di particolare rilevanza espresso dall’Amministrazione Finanziaria è il fatto che il lavoratore impatriato potrebbe configurare una stabile organizzazione nel territorio dello Stato del datore di lavoro non residente, ai sensi di una Convenzione contro le doppie imposizioni conclusa dall’Italia, ove esistente, o ai sensi dell’articolo 162 del TUIR. In tal caso, il regime speciale in esame non si estende al reddito d’impresa imputabile al datore di lavoro estero, che sarà, pertanto, assoggettato a tassazione ordinaria.

Infine, l’interpello si sofferma poi sull’estensione dell’agevolazione del regime degli impatriati, in presenza di un figlio minorenne che, permette, all’Istante, di fruire dell’agevolazione per ulteriori cinque periodi d’imposta, con tassazione del reddito agevolato nella misura ridotta del 50%. 

L’agevolazione è fruibile per un quinquennio a decorrere dal periodo di imposta in cui trasferiscono la residenza fiscale in Italia e per i quattro periodi di imposta successivi.

Video intervista per la presentazione del libro Arte e Fisco

Video Intervista a Canale Europa

Presentazione del libro “Arte e Fisco” – Video Intervista

Proponiamo il link alla video intervista all’Avv. Simone Facchinetti e il Dott. Alberto Traballi, prodotta da Canale Europa, in cui presentiamo il libro “Arte e Fisco, La gestione legale e fiscale delle opere d’arte”.

Video Intervista Presentazione del Libro “Arte e Fisco”

Recensione al libro “Arte e Fisco” – Collezione da Tiffany

“Quando, ormai quasi 10 anni fa, ho creato Collezione da Tiffany, quello degli aspetti legali e fiscali legati all’arte è stato fin da subito uno dei  punti principali del progetto editoriale che avevo deciso di lanciare.

Il motivo era semplice: erano (e sono) un pilastro del collezionismo consapevole, ma nessuna guida al collezionismo li trattava con dovizia di particolari.

Pochissime erano, peraltro, almeno in Italia, le pubblicazioni dedicate a questo argomento e spesso molto “tecniche” e, dunque, poco indicate per il semplice collezionista o il professionista in cerca di uno strumento agile che gli facesse da bussola.

Negli anni si è cercato di comare questa “lacuna” nel panorama librario del nostro Paese con varie pubblicazioni, ma raramente si è riusciti a dare alle stampe un testo completo e di semplice fruizione. 

Ce l’hanno fatta Simone Facchinetti, Francesco Olivieri, Alberto Traballi e Ennio Vial che a novembre 2020 hanno pubblicato, con Maggioli Editore, il volume Arte e Fisco. La gestione legale e fiscale delle opere d’arte.” […]

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Traballi Taxadvisor Arte Fisco
Traballi Commercialista Monza Arte Fisco Libro

Arte e Fisco. La Gestione legale e fiscale delle opere d’arte

Il progetto editoriale “Arte e Fisco” nasce dalla rilevante crescita del mercato dell’arte, dovuta al particolare interesse da parte di semplici collezionisti, di investitori e di riflesso degli operatori del settore giuridico, fiscale e del wealth management. In particolare il libro, con casi ed esempi, risulta essere un utile supporto per gli operatori affinché siano in grado di orientarsi tra gli aspetti giuridici, fiscali e successori del mondo dell’arte.

La trattazione prende le mosse della definizione di opera d’arte e di diritto d’autore per esaminare successivamente le tutele giudiziarie azionabili, le procedure di conciliazione, arbitrato e mediazione, illustrandone i procedimenti e i risvolti concreti. Vengono esaminati strumenti del progresso tecnologico tra cui blockchain, smart contractor, Intelligenza Artificiale e la tokenizzazione, che rappresentano nuove opportunità e certezze anche nei trasferimenti della proprietà e nella circolazione delle opere d’arte, strumento di investimento alternativo al settore immobiliare.

L’opera tiene conto del distinguo delle figure del “collezionista speculatore”, i cui effetti di ripercuotono sulla tassazione delle plusvalenze e sono oggetto di particolare monitoraggio da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

Gli autori analizzano l’opera d’arte dal punto di vista fiscale, tra i redditi di lavoro autonomo e nel reddito di impresa, con l’obiettivo di evidenziare i tratti salienti e gli effetti collegati. Particolare attenzione è stata posta alla circolazione delle opere d’arte, “da e verso l’estero”, esaminandone gli adempimenti ai fini Iva e doganali, a alla possibilità di utilizzarle per pagare le imposte.

Il libro si focalizza inoltre sull’impiego della sponsorizzazione, del mecenatismo e della filantropia quali strumenti per sostenere il mondo dell’arte, sia da parte delle persone fisiche che da parte dei soggetti giuridici, evidenziandone vantaggi e differenze, anche rispetto a strumenti utilizzati in altri Paesi.

In ultimo, l’attenzione viene spostata sul più ampio mondo della pianificazione patrimoniale e del passaggio generazionale tramite l’istituto del trust, con analisi dei possibili utilizzi anche internazionali.

Informativa Commercialista Monza Milano

Finanziamenti SIMEST a fondo perduto per progetti di internazionalizzazione delle imprese.

Dal 6 agosto 2020 le imprese che intendono presentare progetti di internazionalizzazione delle loro attività, ora anche nell’ambito dell’Unione Europea, potranno beneficiare anche di interessanti contributi a fondo perduto.

Le nuove misure per finanziare i progetti di internazionalizzazione 

Le nuove agevolazioni sono possibili sulla base delle recenti modifiche della normativa italiana e sono a valere sul fondo rotativo ex D.L. n. 251/1981, convertito dalla Legge n. 394/1981, e rifinanziato dal Decreto Rilancio D.L. n. 34/2020. Per il 2020 il budget è di 600 milioni di euro, cui si aggiungono 300 milioni di euro per quote di cofinanziamento a fondo perduto. 

Per maggiori informazioni consigliamo la lettura della Informativa Tributaria.

Pagare le imposte mediante cessione di opere d'arte

PAGARE LE IMPOSTE MEDIANTE OPERE D’ARTE: UN’OPPORTUNITÀ ANCORA POCO CONOSCIUTA

Sapevi che è possibile pagare le imposte mediante cessione di opere d’arte?

L’11 Ottobre ho pubblicato su Aisopos un articolo interessante, relativo al pagamento delle imposte mediante opere d’arte. Una pratica molto poco conosciuta, utilizzata nell’ambito della consulenza fiscale a imprese e privati.

Pagamento imposte con opere d’arte

La possibilità di effettuare il pagamento delle imposte tramite cessione di “beni culturali” è presente in Italia sin dal 1982 con la Legge n. 512 del 2 agosto; eppure la sua esistenza ed applicabilità è pressoché sconosciuta, sia tra i contribuenti nonché tra gli operatori del settore quali gli esperti tributari di fiscalità dell’arte.

Le motivazioni sono da riscontrarsi dalla scarso interesse manifestato nella sua divulgazione da parte dello Stato e dalla dottrina, oltre che dalla farraginosa procedura, la quale prevede l’intervento, imprescindibile, di una Commissione interministeriale, che è risultata, almeno fino al 2014, poco operativa. Tale ridotta attività della Commissione viene rilevata, tra l’altro, sulla base di ridottissimi dati statistici a disposizione, che alla data del 1991 (quindi dopo circa 9 anni dall’entrata in vigore della norma), contava solo 53 proposte di cessione di beni culturali a scomputo delle imposte di successione ed imposte dirette.

Normativa pagamento imposte mediante cessione di beni culturali

Nello specifico, gli articoli 6 e 7 della L. 512/82 e successive modificazioni ed integrazioni (con introduzione dell’articolo 28-bis del Dpr 602/73) prevedono la possibilità di offrire allo Stato, beni di interesse culturale, per il pagamento parziale o totale, rispettivamente, delle imposte di successione e le imposte dirette.

Oggetto di cessione possono essere i “beni culturali” indicati all’art. 10 del D.lgs 42/2004 e successive modificazioni, nonché, le opere di autori viventi o la cui esecuzione risalga anche ad epoca inferiore al cinquantennio e di cui lo Stato sia interessato all’acquisizione.

Come pagare le imposte con opere d’arte

La procedura, prevede da parte del proponente la cessione dei beni culturali, l’invio di una raccomandata (o PEC) agli organi periferici del Ministero competenti per materia e per territorio di residenza.

Il contenuto della proposta, rivisto nella circolare n. 23 del 17/7/2015 del Ministero dei beni e delle attività culturali, viene esaminato dall’ufficio periferico, il quale, dopo aver istruito la pratica, esprime un proprio parere e valutazione ed invia il fascicolo alla Direzione generale competente.

La decisione finale viene presa dalla Direzione generale sulla base del parere della Commissione Interministeriale.

Il decreto di accettazione o di rifiuto deve essere promulgato entro sei mesi (termine che non risulta a pena di decadenza in quanto di natura ordinatoria) dalla proposta e notificato al proponente, il quale, in caso di esito positivo, avrà due mesi per accettare (il termine è da considerarsi perentorio).

Se le opere valgono di più delle imposte da pagare?

Si deve evidenziare che la cessione di beni culturali riferita al pagamento delle imposte di successione prevede (art. 6 L. 512/82) “qualora il valore dei beni ceduti superi l’importo dell’imposta, al cedente non compete alcun rimborso per la differenza; ove il valore dei beni ceduti sia inferiore all’importo dell’imposta e degli accessori, il cedente è tenuto al pagamento della differenza”.

In senso differente, è il caso di pagamento di imposte dirette (art. 7 L. 512/82) in quanto ”dopo il trasferimento dei beni, l’interessato puo’ chiedere il rimborso delle imposte eventualmente pagate nel periodo intercorrente tra la data di presentazione della proposta di cessione e quella di consegna dei beni o della trascrizione…”.

Da quanto sopra indicato, non ci sono dubbi nell’affermare che le caratteristiche della procedura siano tali da scoraggiare anche i piu’ intraprendenti e volenterosi contribuenti, che, a fronte di debiti tributari (molto spesso imposte di successione) sarebbero ben disponibili a cedere opere d’arte, talvolta ereditate.

Perché il pagamento delle imposte con opere d’arte è scoraggiante

I risultati dell’applicazione della norma sono evidentemente poco incoraggianti, anche confrontandoli con quelli in vigore per esempio in Francia, ove l’analogo strumento giuridico per il pagamento delle imposte tramite cessione di beni culturali (noto come “Legge sulle dazioni”) è ben conosciuto ed utilizzato dai contribuenti ed ancora piu’ dai collezionisti ed artisti.

In ultimo, le motivazioni dello scarso successo dell’utilizzo della norma in Italia sono non solo procedurali, in quanto, non puo’ non essere evidenziato il poco interesse da parte dello Stato, ad acquisire opere d’arte in luogo della immediata disponibilità finanziaria, al fine di sopperire la cronica ricerca di risorse finanziarie per tentare di contenere l’elevato debito pubblico.

Dr. Alberto Traballi
Visita Aisopos per l’articolo completo

Rappresentante italiano della camera di commercio a dubai 2019 per il terzo anno consecutivo

Italian Representative della Camera di Commercio Italiana degli Emirati Arabi Uniti

Il Dottor Traballi Alberto è stato nominato per il terzo anno consecutivo Italian Representative della Camera di Commercio Italiana negli Emirati Arabi Uniti.

Opportunità agevolative per le imprese situazione attuale e prospettive 2019 Monza

Convegno “Opportunità agevolative per le imprese: situazione attuale e prospettive 2019”

Convegno “Opportunità agevolative per le imprese: situazione attuale e prospettive 2019”. ODCEC Monza – 12 Novembre 2018.

Informativa Commercialista Monza Milano

Residenza estera e iscrizione AIRE

Residenza estera e iscrizione AIRE

Per la residenza estera per la Corte di Cassazione vale solo l’iscrizione AIRE.  Un contribuente iscritto all’anagrafe di un comune italiano, sia pure trasferito all’estero, paga le imposte in Italia.

Lo hanno stabilito i giudici della sezione VI della Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 16634/2018 depositata il 25 giugno 2018.

L’AIRE è “Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero“. Tale anagrafe è stata istituita con la Legge n. 470/1988 e regolamentata dal D.P.R. n. 323/1989. Contiene i dati dei cittadini italiani che hanno dichiarato di risiedere all’estero per un periodo di tempo superiore ad un anno. Ogni Comune italiano ha la propria Aire e l’iscrizione è obbligatoria. Scopri le modalità di iscrizione rapida all’AIRE.

Per provare la residenza all’estero serve l’iscrizione all’AIRE

L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 16634 del 2018, depositata il 25 giugno 2018, ha sottolineato che si considerano fiscalmente residenti in Italia le persone iscritte all’Anagrafe della popolazione residente.

La CONSEGUENZA prevista dalla stessa Corte di Cassazione è che i soggetti residenti fiscalmente in Italia devono provvedere ad inserire nella propria dichiarazione dei redditi anche i redditi esteri che ottengono durante il periodo d’imposta, ovunque prodotti.

Se manca l’iscrizione all’AIRE si pagano le imposte in Italia

La sentenza della Cassazione prende posizione a favore dell’Agenzia delle Entrate nella disputa che vedeva in causa l’Agenzia delle entrate e un contribuente che svolgeva la propria attività lavorativa nel Regno Unito, pagando le relative imposte nel solo REGNO UNITO, ovvero nel cosiddetto Paese della fonte, senza essere iscritto all’AIRE.

L’ordinanza sottolinea che fondamentale è l’iscrizione al registro dei residenti all’estero, quale elemento per stabilire dove sia la residenza fiscale, rifacendosi anche alla sentenza n. 21970 del 2015. Le persone iscritte nelle anagrafi della popolazione residente si considerano, in applicazione del criterio formale dettato dall’articolo 2 d.p.r. 917/1986, in ogni caso residenti, e pertanto soggetti passivi d’imposta, in Italia. La conseguenza è che, ai fini predetti essendo l’iscrizione considerata preclusiva di ogni ulteriore accertamento, il trasferimento della residenza all’estero non rileva fino a quando non risulti la cancellazione dall’anagrafe di un comune italiano.